La riforma delle pensioni 2011. Ideologia, arroganza e menzogna del governo Monti

di Maria Luisa Pesante

Il taglio delle pensioni realizzato dalla ministra Fornero è stato presentato come la risposta riformatrice, dura ma inevitabile e anche equa, a uno squilibrio strutturale del sistema pensionistico italiano. Non è vero: non era necessaria e non era equa. Lo si dimostra con i dati ufficiali dell'Osservatorio ministeriale e con le serie storiche, ben diverse dai dati simulati che molti economisti, compresa la Fornero, usano invece dei dati reali. Il taglio rispondeva invece alla convinzione – ideologica, anche se presentata come teorica – che la distinzione tra ricchi e poveri quanto al risparmio sia irrilevante, e che si debbano indurre i poveri a immettere i loro risparmi nel sistema finanziario privato, che cresce più dell'economia reale. La riforma non ha toccato minimamente le pensioni dei dirigenti d’azienda, e di altre gestioni iniquamente privilegiate dal vecchio sistema e in deficit; per di più ha ignorato la minore attesa di vita degli operai,  penalizzando ulteriormente i più poveri.

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