Seminario

Pedagogia e profezia” dal 18 al 20 maggio al Centro Ecumene a Via del Cigliolo, 141 Velletri.

Di seguito tutte le informazioni.

Per partecipare al seminario è richiesta la lettura di questi tre libri:
Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi di Giuseppe Montesano (Bompiani)
Pagare o non pagare. L’evaporazione del denaro di Walter Siti (Nottetempo)
Realismo capitalista di Mark Fisher (Nero editions).
Una sera, da definire ma probabilmente il sabato, ci sarà un Talkshow dei Teatro Sotterraneo, un momento performativo.

Il costo di 80 € copre le spese di vitto e alloggio (due pranzi, due cene e due notti in stanze condivise). Possibilità di riduzioni per chi è costretto a partire prima (per info rispondere a questa mail).

(Segnalare eventuali allergie o esigenze alimentari).

(Segnalare eventuali allergie o esigenze alimentari).

Info eprenotazioni:comunicazione@asinoedizioni.it | 06/8841880 | 347/3834951

Oppure compilare il modulo online a questo link: https://goo.gl/forms/2QFRqyKASydbQrod2

Riceverete una mail di conferma con l’iban del Centro Ecumente al quale va versata la quota via bonifico per concludere l’iscrizione al seminario.

L’appuntamento per iniziare è la sera di venerdì 18 maggio alle 19,30: la discussione inizierà subito dopo cena. Da Roma Termini nei giorni feriali c’è un treno ogni ora per Velletri: bisogna comunicare l’ora di arrivo (questi tre orari disponibili 17:58, 18:27, 18:58) alla stazione di Velletri per organizzare la navetta (il Centro Ecumente è distante 3 km).

Per il ritorno domenica ci sono due treni per Roma alle 13 e alle 15: per chi dovesse prendere il primo treno c’è la possibilità del pranzo al sacco.

Cari amici,
il seminario che vorremmo fare a Velletri, ospiti della Chiesa Valdese, nella prossima primavera da venerdì 18 a domenica 20 maggio 2018, ha uno scopo volutamente eccessivo, parte da una scommessa che è quella di voler ridare un senso alla storia della pedagogia, una nobile arte più che una nobile scienza che venne rifondata nei tempi moderni da pensatori come Rousseau e soprattutto da maestri come Pestalozzi.
Non si tratterà di “pedagogia” come trasmissione di saperi e di tecniche ma, come fu allora, di qualcosa di più: di un’utopia che possa indirizzare gli educatori – tali in senso lato, quindi, oltre gli insegnanti veri e propri, i genitori, i politici, più genericamente gli adulti – ad assistere nel loro sviluppo i bambini, i puberi, gli adolescenti, i giovani a orientarsi all’interno di una società pur sempre costrittiva partendo dalla scoperta e valorizzazione delle proprie inclinazioni e qualità messe a confronto con quelle altrui, elaborando un modo, sia personale che di gruppo e di comunità, di stare al mondo, di scegliersi, di contribuire alla costruzione di una società migliore di cui fossero kantianamente al centro il bello, il giusto e il vero. Un’utopia legata indissolubilmente agli ideali della democrazia, un’utopia che nel tempo si è trasformata, in mano alla politica e alla pedagogia che vi ha soggiaciuto, in mano a burocrati di stato e universitari, né più né meno che in ancella del potere. Ieri soprattutto nei regimi dittatoriali, oggi dovunque, anche nei regimi detti democratici.
Per spiegare la sua decadenza e la sua quasi assoluta ininfluenza odierna sulla crescita morale e civile delle nuove generazioni come sulla lotta contro la loro manipolazione e corruzione, occorre parlare di una società radicalmente nuova, enormemente mutata negli ultimi tre-quattro decenni tanto da rendere attendibile la definizione di una nuova era nella storia dell’umanità, di un “evo post-moderno”. Bisogna dunque, secondo noi, partire da questo: dall’enorme mutazione che, togliendo peso e qualità a ogni progetto educativo di ieri, esige e impone un nuovo modo di affrontare il tema centrale dell’educazione, un modo all’altezza della situazione attuale e dunque dei bisogni attuali. Si tratta di un compito, come si vede, enorme, e al quale siamo impreparati sia per la nostra obiettiva fragilità e inadeguatezza sia per la vastità dei problemi da affrontare, in rapporto ai quali deve necessariamente articolarsi ogni analisi e ogni proposta. Ma, in mancanza di meglio, vogliamo comunque provarci, sentiamo che è nostro dovere provarci per noi e per quelli che, come noi, avvertono e soffrono la grande miseria della pedagogia contemporanea.
La pedagogia dei nostri nonni e padri sapeva bene le difficoltà a cui andava incontro, ma trovò adesioni e stimoli nei valori proposti dalle rivoluzioni borghesi e, più tardi, dalle lotte per il socialismo. La nostra epoca non ci offre illusioni, non permette speranze comparabili; non l’attendono “domani che cantano” ma, soltanto e certamente, nuove alienazioni e sconfitte dell’umano, dell’umano come lo abbiamo tanto a lungo inteso. Sembrano attenderla soltanto nuove tragedie collettive.
A dichiararsi ottimisti sono oggi solo gli illusi a caccia di successo, attenti al loro egoistico presente, e i funzionari del potere finanziario, economico, politico. Noi, pur pochi e assolutamente non all’altezza del compito che ci stiamo dando, sappiamo che è nostro dovere tentare il massimo in rapporto alle nostre forze, sperando in menti migliori di noi che possano condividere la nostra ansia e affrontare via via i compiti più gravi. Non vogliamo accontentarci del piccolo e del poco, dobbiamo chiedere a noi stessi il massimo.
Il seminario avrà per titolo Pedagogia e profezia, per rendere subito chiaro il nostro modo di affrontare il concreto di una pedagogia che riguarda l’intera società e non soltanto la scuola, e per stimolare nei partecipanti non solo la precisione delle analisi ma anche le aspirazioni che dovrebbero guidarli. Lo ripetiamo: si tratta davvero di chiedere il massimo alla nostra “immaginazione sociologica” e pedagogica. Il seminario si articolerà intorno ad alcune linee direttrici, dopo un’introduzione generale e la reciproca presentazione dei partecipanti. Va da sé che questo programma è assolutamente provvisorio, anche se indicativo della linea che vogliamo seguire. Le relazioni: Laffi (stato delle cose, giovani), Lucchesini (famiglie, scuola), Zoppoli (periferie, i “buoni”), Gatto (internet, “lo sciame”), Carsetti (il futuro degli immigrati e dei figli); le comunicazioni/interventi programmabili: Fofi (introduzione, visione tragica del futuro), Nadotti (prospettiva donne), Honegger (quello che vuole, confronto anni Pestalozzi e questi?), e poi Codello (visione libertaria, Colin Ward e l’educazione incidentale), Cesaro (università e lavoro), Perrotta (sindacati, lotte), De Maria (mutuo soccorso), Borella (la città), Antonelli, Varrà, Morreale eccetera…

Per partecipare al seminario è richiesta la lettura di tre testi propedeutici:
Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi di Giuseppe Montesano (Bompiani)
Pagare o non pagare. L’evaporazione del denaro di Walter Siti (Nottetempo)
Realismo capitalista di Mark Fisher (Nero editions)

Centro Ecumene a Via del Cigliolo, 141 Velletri

Il costo di 80 € copre le spese di vitto e alloggio (due pranzi, due cene e due notti in stanze condivise).

(Segnalare eventuali allergie o esigenze alimentari).

Info e prenotazioni:comunicazione@asinoedizioni.it | 06/8841880 | 347/3834951
Oppure compilare il modulo online a questo link: https://goo.gl/forms/WXQAtXq2Nrfnwk2N2

Riceverete una mail di conferma con l’iban del Centro Ecumente al quale va versata la quota via bonifico per concludere l’iscrizione al seminario.

L’appuntamento per iniziare è la sera di venerdì 18 maggio alle 19,30: la discussione inizierà subito dopo cena. Da Roma Termini nei giorni feriali c’è un treno ogni ora per Velletri: bisogna comunicare l’ora di arrivo (questi tre orari disponibili 17:58, 18:27, 18:58) alla stazione di Velletri per organizzare la navetta (il Centro Ecumente è distante 3 km).

Per il ritorno domenica ci sono due treni per Roma alle 13 e alle 15: per chi dovesse prendere il primo treno c’è la possibilità del pranzo al sacco.

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